Seno

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La mastoplastica additiva consente di aumentare le dimensioni delle mammelle poco sviluppate o “riempire” mammelle svuotate dopo una gravidanza od un dimagrimento. L’intervento consiste nell’inserimento, al di sotto della ghiandola o del muscolo pettorale, di una protesi. Le protesi più utilizzate, sono generalmente costituite da un involucro di silicone che contiene al suo interno un gel coesivo sempre di silicone. A seconda della tecnica scelta, la via di accesso e la conseguente cicatrice residua possono essere a livello del solco sottomammario o lungo il bordo dell’areola. Solitamente le protesi vengono collocate al di sotto della ghiandola nelle Pazienti con parenchima mammario ben rappresentato. Viceversa, nella Pazienti con scarso parenchima mammario e nei casi di revisione o reintervento è preferibile inserire la protesi parzialmente al di sotto del muscolo pettorale, secondo una tecnica nota come “dual plane”. Esistono in letteratura numerosi lavori scientifici che confermano la completa biocompatibilità del silicone così come il fatto che esso non favorisca la comparsa di neoplasie nè malattie autoimmuni. La durata nel tempo delle protesi varia a seconda dei modelli impiegati. Protesi di buona qualità e di moderna concezione hanno una durata mediamente quantificabile in 20 anni circa. È opportuno non programmare l’intervento immediatamente prima o durante il flusso mestruale. Può essere utile eseguire un controllo ecografico o mammografico prima dell’intervento, soprattutto per le Pazienti meno giovani. Sebbene, infatti, la protesi non interferisca con i normali esami strumentali è opportuno avere un riscontro della situazione preoperatoria. È indispensabile indossare giorno e notte il reggiseno elasto-compressivo almeno 30 giorni (secondo la prescrizione del Chirurgo).
Gli interventi di mastoplastica riduttiva consentono di rimodellare e ridurre mammelle eccessivamente abbondanti e cadenti (ptosiche). Esistono numerose tecniche chirurgiche che, a seconda della situazione di partenza, vanno considerate e discusse con il Chirurgo. Eventuali smagliature cutanee saranno ridotte o attenuate per effetto dell’asportazione della cute. Dopo un intervento di mastoplastica riduttiva la funzione dell’allattamento può risultare temporaneamente compromessa. La durata nel tempo del risultato ottenuto con l’intervento di plastica dipende da numerosi fattori, quali: volume e peso delle mammelle residue, qualità ed elasticità dei tessuti, eventuali successive gravidanze e variazioni ponderali. Il risultato finale è da valutare non prima di 1 mese per dare il tempo alle mammelle di assestarsi, mentre le cicatrici andranno in contro ad un notevole miglioramento spontaneo nell’arco di 12 mesi. È opportuno non programmare l’intervento immediatamente prima o durante il flusso mestruale. Può essere utile eseguire un controllo ecografico o mammografico prima dell’intervento, soprattutto per le pazienti meno giovani. Le cicatrici che inevitabilmente risultano all’interno della ghiandola mammamia, non interferiscono con il normale imaging mammario (ecografia e mammografia). È indispensabile indossare giorno e notte il reggiseno elasto-compressivo almeno 30 giorni (secondo la prescrizione del Chirurgo).
Gli interventi di mastopessi consentono di rimodellare e ridare volume a mammelle eccessivamente cadenti (ptosiche) e svuotate, come può accadere dopo ripetute gravidanze o dimagramento. Esistono numerose tecniche chirurgiche che, a seconda della situazione di partenza, vanno considerate e discusse con il Chirurgo. Eventuali smagliature cutanee saranno ridotte o attenuate per effetto dell’asportazione della cute. Dopo un intervento di mastopessi la funzione dell’allattamento può risultare temporaneamente compromessa. La durata nel tempo del risultato ottenuto con l’intervento di plastica dipende da numerosi fattori, quali; volume e peso delle mammelle residue, qualità ed elasticità dei tessuti, eventuali successive gravidanze e variazioni ponderali. È possibile associare alla elevazione della ghiandola anche l’inserimento di protesi mammarie in silicone per aumentare anche il volume del seno. Esistono in letteratura numerosi lavori scientifici che confermano la completa biocompatibilità del silicone così come il fatto che esso non favorisca la comparsa di neoplasie nè malattie autoimmuni. Il risultato finale è da valutare non prima di 1 mese per dare il tempo alle mammelle di assestarsi, mentre le cicatrici andranno in contro ad un notevole miglioramento spontaneo nell’arco di 12 mesi. È opportuno non programmare l’intervento immediatamente prima o durante il flusso mestruale. Può essere utile eseguire un controllo ecografico o mammografico prima dell’intervento, soprattutto per le Pazienti meno giovani. Sebbene, infatti, la protesi non interferisca con i normali esami strumentali è opportuno avere un riscontro della situazione preoperatoria. È indispensabile indossare giorno e notte il reggiseno elasto-compressivo almeno 30 giorni (secondo la prescrizione del Chirurgo).
L’asimmetria mammaria si caratterizza per la differente forma e volume dei due seni, talora associata ad anomalie del complesso areola-capezzolo. In genere sono condizioni congenite, dovute a difetti dello sviluppo mammario di uno o entrambi i seni. La gravità di tale condizione è molto variabile, da leggere asimmetrie di posizione dell’areola, a importanti difetti di sviluppo, come le mammelle tuberose. In questo caso, la mammella appare come “strozzata” da un cercine fibroso che ne riduce il diametro fino a causare l’erniazione della ghiandola verso l’areola, che in genere è molto grande. Una condizione abbastanza frequente è la sindrome di Poland dove, alla mancanza o ipotrofia del seno, si associa anche l’assenza del muscolo pettorale e, anche se raramente, deformità all’arto superiore omolaterale. La più frequente causa di asimmetrie acquisite è la chirurgia oncologica, dove l’asportazione di un tumore mammario può esitare nella rimozione di parte o tutta la mammella. La correzione delle asimmetrie mammarie è variabile, in base alle caratteristiche del difetto. Talora, la semplice introduzione di una protesi mammaria è sufficiente per correggere il problema, mentre in casi più complessi si deve ricorrere a interventi ricostruttivi che richiedono l’ospedalizzazione.