Mammella tuberosa: la soluzione

Mammella tuberosa: la soluzione

Per mammella tuberosa, o snoopy breast secondo la dicitura anglosassone, si intende una malformazione congenita a carico della ghiandola mammaria, caratterizzata da un mancato o incompleto sviluppo della ghiandola, particolarmente evidente nei quadranti inferiori, che da al seno un aspetto allungato e pendente.
Non si conosce ancora la causa di questo fenomeno, che compare in maniera sporadica, cioè senza una famigliarità specifica. Tuttavia si è concordi col ritenere che la eziologia sia multifattoriale.
Ad ogni modo, la caratteristica distintiva è la presenza di una banda fibrosa che “stringe” la mammella, non consentendo il naturale sviluppo del seno su tutto l’ambito toracico. Il risultato è quello di un seno a base di impianto innaturalmente molto stretta, e tutto sviluppato verso il basso.
Tipicamente, le mammelle sono asimmetriche e spesso una più voluminosa dell’altra.
Altra peculiarità della mammella tuberosa è relativa al complesso areola-capezzolo. Poiché la mammella ha uno sviluppo principalmente in senso cranio-caudale, la ghiandola trova nei tessuti areolari poca resistenza e si ernia al suo interno, generando la distensione dell’areola, che appare molto più grande del normale, e la sua distorsione tridimensionale.
Tale deformità causa nella paziente un disagio fisico e soprattutto psicologico notevolissimo, per le difficoltà relazionali e dell’accettazione dell’immagine di sé. Il problema di presenta nella donna già in età adolescenziale, cioè ai primi segnali di crescita della ghiandola durante la pubertà.Questa condizione, può essere corretta solo a mezzo di un intervento chirurgico, spesso seguito da altri interventi correttivi minori.
A mio parere, si tratta di uno tra gli interventi più complessi in chirurgia plastica perché, oltre alla correzione della asimmetria, è necessario ristabilire la normale posizione, e la proiezione del cono mammario, aumentandone la larghezza e correggendo le anomalie del complesso areola-capezzolo.
Senz’altro bisogna, nella maggior parte dei casi, considerare un approccio periareolare che consente di normalizzare il diametro dell’areola, lo sbrigliamento delle fibre retraenti e le aderenze ghiandolari, ed infine posizionare delle protesi mammarie di volume adeguato. Che consentano di espandere bene i poli inferiori. Generalmente, prediligo in questi casi le protesi anatomiche.
L’intervento può essere eseguito a partire dai 18 anni di età, in regime di Day Surgery, in anestesia generale o di sedazione profonda, previa esecuzione di alcuni esami, quali l’ecografia mammaria.
E’ comunque fondamentale un attenta valutazione preoperatoria, ed è mia abitudine in questi casi programmare più di un colloquio con la paziente e, se molto giovane, con i genitori.
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